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25 Jan 2022
LE MASCHERINE MONOUSO INQUINANO? NO SE VENGONO UTILIZZATE PER REALIZZARE ASFALTO RINFORZATO
Le mascherine si stanno rivelando un presidio fondamentale per contrastare il coronavirus. Si tratta però di un prodotto usa e getta, su cui è decisivo dunque riuscire a ragionare in termini di economa circolare.
IL PROGETTO DELL'UNIVERSITÀ DELLA TUSCIA
È proprio quello che hanno fatto ricercatori e professori del Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa dell'Università della Tuscia, coordinati da Marco Marconi, assieme a Daniele Landi e Christian Spreafico del gruppo di ricerca Virtualization and Knowledge del Dipartimento di Ingegneria Gestionale dell'Informazione e della Produzione dell'Università degli studi di Bergamo. La collaborazione di questi cervelli ha permesso di mettere a punto un progetto che prevede il riuso di rifiuti plastici derivanti da dispositivi di protezione individuale a fine vita (come appunto mascherine e camici realizzati in tessuto-non-tessuto) per la preparazione di «asfalti rinforzati».
VANTAGGI PER AMBIENTE E PERSONE
Asfalti, dunque, con performance migliori in termini di resistenza alla frattura e vita utile rispetto ai tradizionali. E di pari o migliore livello se confrontati con altri tipi di materiali comunemente impiegati nel campo degli asfalti rinforzati, quali ad esempio fibra di vetro o cellulosa. «Riuscire a trasformare un rifiuto in una risorsa non solo porta a vantaggi economici – spiegano Daniele Landi e Christian Spreafico in un articolo dell'AdnKronos –, ma permette di ottenere notevoli vantaggi sull'ambiente e sulle persone».
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