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18 mag 2026
CASSIN, CIRCULAR IDENTITY: «IL DATO È IMPORTANTE QUANTO LE MATERIE PLASTICHE. CON LA TECNOLOGIA SI CREA FIDUCIA E SI SEMPLIFICA IL BUSINESS»
"Inspire new changes" è il tema che accompagna PlasticFinder nella sua evoluzione. Proseguiamo il dialogo con i professionisti del mondo della plastica incontrando Pierrick Cassin, Amministratore Delegato e Co-Fondatore di Circular Identity, azienda italiana con sede a Modena specializzata nell'ingegneria della materia e nello sviluppo di soluzioni circolari per i polimeri. Forte di quasi quindici anni di esperienza nel mercato delle materie plastiche rigenerate, Cassin porta avanti un progetto che integra Circular Design, compounding, masterbatch e tracciabilità digitale, con l'obiettivo di trasformare la materia in valore.
Pierrick Cassin, come si posiziona Circular Identity nell'attuale contesto delle materie plastiche e su quali asset punta per vincere le sfide del mercato?
«Circular Identity si posiziona come una realtà di ingegneria della materia, nata per accompagnare le aziende in un percorso concreto di circolarità industriale. La nostra visione è sintetizzata nel concetto "From Matter to Value": partire dalla materia, conoscerla, trasformarla, tracciarla e reinserirla in filiere ad alto valore tecnico, economico e ambientale.
Per noi la plastica è una materia che va progettata meglio, gestita meglio e valorizzata meglio lungo tutto il suo ciclo di vita. Il nostro approccio si basa sul "Circular Design". Lavoriamo con i clienti per progettare soluzioni che possano entrare in modelli zero waste e closed loop, dove la materia viene preparata, rigenerata e reinserita nel processo produttivo. Questo significa analizzare i flussi di materia, capire le esigenze applicative, definire le prestazioni attese e costruire materiali che siano sostenibili, tracciabili e industrializzabili.
Un altro elemento importante è l'appartenenza a un gruppo industriale strutturato che permette di avere una visione più ampia, competenze internazionali, cultura industriale e un legame diretto con applicazioni reali. I nostri asset principali sono il know-how sui polimeri, la capacità produttiva, il laboratorio, la ricerca e sviluppo, la digitalizzazione e la tracciabilità. Siamo una realtà in crescita, quindi manteniamo un approccio concreto e umile, ma con una direzione chiara: rendere la circolarità un processo misurabile, ripetibile e utile per la competitività dei nostri clienti».
Come state integrando l'attività tradizionale dell'azienda, ovvero compound tecnici e master, con i nuovi investimenti focalizzati sui prodotti circolari?
«La parte tradizionale è per noi una base molto importante. Compound tecnici, masterbatch, colorazione e additivazione rappresentano competenze essenziali per sviluppare materiali performanti e personalizzati. Con lo stabilimento di Modena abbiamo rafforzato la parte industriale e produttiva, integrando l'esperienza esistente con una visione orientata alla rigenerazione della materia. Da un lato continuiamo a lavorare su compound, masterbatch e prodotti colorati; dall'altro stiamo portando queste competenze dentro progetti più circolari, costruiti insieme ai clienti.
Abbiamo creato anche un dipartimento dedicato alla preparazione per la rigenerazione della materia. È una fase fondamentale perché permette di preparare correttamente i materiali prima del compounding: selezione, preparazione, macinazione, depolverizzazione e separazione sono passaggi che aiutano a garantire costanza e qualità nel prodotto finale. I nuovi investimenti vanno nella direzione di rafforzare impianti, automazione, estrusione, compounding, laboratorio e controllo qualità. Il punto centrale è la ripetibilità industriale: un materiale circolare deve essere sostenibile, ma deve anche essere stabile, performante e utilizzabile nei processi produttivi del cliente.
In questo modo tradizione e innovazione lavorano insieme. Il know-how storico su compound e masterbatch diventa la base tecnica per sviluppare materiali rigenerati, progetti closed loop e soluzioni su misura».
In un mercato così verticale come quello della plastica, che va dalla materia prima all'applicazione finale, quali sono le competenze tecniche e i prodotti specifici su cui puntate maggiormente?
«Il nostro lavoro parte sempre dall'applicazione finale. La plastica è un mercato molto tecnico: ogni settore, ogni processo e ogni prodotto richiedono caratteristiche specifiche. Per questo la nostra competenza principale è trasformare un'esigenza industriale in una ricetta di materiale.
Puntiamo soprattutto su compound tecnici, materiali rigenerati, masterbatch, prodotti colorati e soluzioni su misura. Lavoriamo su caratteristiche meccaniche, termiche, estetiche, funzionali e di processo, cercando il giusto equilibrio tra performance, sostenibilità e industrializzazione.
Abbiamo competenze sia sulle tecnologie dei polimeri sia sulle tecnologie dei master, e questo ci consente di intervenire su più livelli: formulazione, colore, additivazione, stabilità del materiale, lavorabilità e prestazioni nell'applicazione finale.
Il laboratorio, insieme alla ricerca e sviluppo, ha un ruolo centrale. Non è soltanto un punto di controllo, ma un vero strumento di ingegneria della materia: ci permette di sviluppare nuove formulazioni, validare le prestazioni, migliorare la stabilità dei materiali e dare al cliente dati tecnici concreti.
Per noi laboratorio e R&D sono il collegamento tra l'idea, il materiale e l'applicazione finale. È lì che il concetto "From Matter to Value" diventa misurabile: caratteristiche meccaniche, termiche, estetiche, funzionali e di processo vengono analizzate per costruire una soluzione industriale affidabile».
In che misura la digitalizzazione, compreso l'utilizzo di strumenti come il passaporto digitale di prodotto, sta potenziando il vostro business?
«La digitalizzazione è uno dei pilastri del nostro modello. Nel nostro settore il dato sta diventando importante quanto il materiale: origine, composizione, ricetta, caratteristiche tecniche, qualità, tracciabilità e impatto ambientale sono informazioni sempre più rilevanti per i clienti e per tutta la filiera.
Il Digital Product Passport va proprio in questa direzione. È uno strumento che permette di rendere più trasparente il percorso della materia, dalla sua origine fino all'utilizzo finale. Per noi non è solo tecnologia: è un modo per creare fiducia, semplificare la gestione dei dati e accompagnare i clienti nelle loro esigenze di sostenibilità, compliance e comunicazione.
La digitalizzazione però riguarda anche la transazione, il sourcing e la possibilità di rendere più efficiente la compravendita digitale delle materie plastiche. In questo senso piattaforme come www.plasticfinder.it hanno un ruolo interessante, perché aiutano a connettere domanda e offerta, rendendo il mercato più accessibile, più rapido e più trasparente.
Per un'azienda come la nostra, che lavora tra industria, sostenibilità e innovazione, questi strumenti possono creare nuove opportunità commerciali e nuove collaborazioni lungo la filiera. L'obiettivo è integrare sempre meglio dati, tracciabilità e mercato, per trasformare la materia in valore in modo sempre più concreto e misurabile».
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